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Quaderni di Etnosemiotica

A partire da febbraio 2015 è attiva la collana editoriale Quaderni di Etnosemiotica presso l'editore Esculapio di Bologna.

 

 

Per informazioni e acquisti online ci si può rivolgere presso l'Editore a questo link.

 

 

Presentazione


Con questo primo volume si apre una nuova collana editoriale, una collana che si vuole in presa diretta con la ricerca e preparata agli avanzamenti e alle discussioni tra ricercatori e studiosi. La nuova collana prende il nome di Quaderni di etnosemiotica e conta di pubblicare con una cadenza il più regolare possibile sia i risultati di quei lavori sul campo che progressivamente si producono in etnosemiotica, sia momenti di riflessione metodologica e teorica.

Il titolo è un programma e al tempo stesso espone nel modo più evidente la vocazione disciplinare dell'impresa. Perché quaderni? Perché etnosemiotica? Molto brevemente sui quaderni: la formula classicamente sobria, lo si ammetterà, intende sottolineare un aspetto operativo e anche sperimentale dei contributi attesi, aggiungendovi un tratto di agilità e disponibilità alle correzioni, alle cancellature, alle ripetizioni e alle riprese che dovrebbero essere i migliori qualificatori e le migliori garanzie di un progetto collettivo di produzione scientifica; insomma, appunti, note di campo, ipotesi e proposte. Meno brevemente, due parole sull'etnosemiotica. L'etnosemiotica è il nome che alcuni hanno voluto dare ad un tentativo di far convergere tra loro due tradizioni ormai abbondantemente consolidate in scienze umane, l'etnografia, da un lato, e la semiotica, dall'altro. Il progetto non è nuovo (si leggono alcune righe sull'etnosemiotica, ad esempio, in Sémiotique. Dictionnaire raisonné de la théorie du langage, che vi dedica una breve voce, e ancor prima in un paragrafo di un articolo di Greimas raccolto in Sémiotique et sciences sociales (1)) e trae le proprie motivazioni in un intreccio di esperienze che hanno attraversato quantomeno tutta la metà del secolo scorso, soprattutto intorno alla figura di Claude Lévi-Strauss, alla sua fascinazione per la linguistica e la fonologia strutturali, all'influenza che ebbe su di lui la morfologia narrativa di Propp e all'influenza che i suoi lavori ebbero, di rimbalzo, sugli studi successivi sia di mitologia che di narratologia. Intorno al grande antropologo si consumò un confronto stretto tra metodo etnografico e lettura semio-linguistica dei fenomeni sociali e quella che oggi, e qui, chiamiamo etnosemiotica non può non rifarsi a tali esperienze come ad un fondamento essenziale per la propria identità disciplinare. Come prospettiva scientifica alla ricerca di una propria fisionomia, tuttavia, l'etnosemiotica fece la sua comparsa pubblica soltanto nel 2007, in Italia, grazie a tre uscite editoriali (2) tra loro fortunatamente contemporanee, che presentavano il programma di una sintesi teorica e metodologica tra scienza della significazione, da un lato, e metodo di indagine sui fenomeni di formazione, circolazione e presa del senso vissuto, dall'altro. Vi si dava conto, anche se in modi diversi, di un numero di ricerche empiriche già notevole, dal punto di vista quantitativo, ricerche spesso legate ad esperienze professionali di analisi di mercato, ma, soprattutto nel caso del volume Etnosemiotica curato da Del Ninno, di lavori di più ampio respiro, legati alla ricerca accademica ed elaborati da quelli che l'etnosemiotica potrebbe assumere come “padri fondatori” (Lévi-Strauss, Dumézil, Greimas, Jakobson, ecc.). Pochi anni dopo il fatidico 2007, all'Università di Bologna venne fondato CUBE (Centro Universitario Bolognese di Etnosemiotica). E' stato ed è tuttora un luogo di elaborazione di metodo, uno spazio di discussione teorica e di iniziativa pratica al quale si aggregano in continua successione studenti interessati che vi compiono un passaggio formativo e che peraltro mantiene un suo nucleo di ricercatori esperti che conducono investigazioni etnosemiotiche in diversi e svariati campi dell'articolazione sociale del senso. Intorno a questa attività hanno preso vita alcune occasioni di confronto e di approfondimento (giornate di studio e incontri) che sono state fondamentali per la messa a punto delle prospettive e dei problemi di un'etnosemiotica ancora giovane. Tra le prospettive non si possono trascurare le grandi potenzialità che il metodo etnosemiotico ha saputo dimostrare di avere nell'ambito delle indagini sui comportamenti sociali di consumo, ambito che fu, durante i primi passi di un'etnosemiotica “pratica”, particolarmente fecondo e promettente. Tra i problemi, prima di tutto quello di una definizione rigorosa del terreno teorico per quell'esercizio ideale che è la messa a punto di uno sguardo scientifico; in altri termini che posto deve occupare o può occupare l'etnosemiotica tra l'etnografia e la semiotica, con quali vantaggi o avanzamenti prevedibili per l'etnografia e per la semiotica rispettivamente. A tale proposito, in attesa che più dense e corpose proposte prendano vita proprio tra le pagine di questa nascente collana, appena un suggerimento che potrebbe costituire uno spunto di discussione: non si potrebbe, senza temere di osare troppo, immaginare che l'etnosemiotica sia la risposta più naturalmente conseguente ad una vocazione semiotica sempre presente, anche se in modo per lo più inconsapevole, nel cuore della tradizione etnografica di cui apprezziamo la storia e la gloriosa evoluzione, da un lato, e al tempo stesso ad una vocazione etnografica sempre attiva e decisiva, anche se per lo più deformata da un empirismo talvolta ingenuo, che ha sempre abitato di diritto il cuore del progetto semiotico che si è venuto sviluppando soprattutto in ambito generativo? Altrimenti detto, non potremmo immaginare che l'etnosemiotica possa costituire una sorta di compimento necessario e convergente dei due orientamenti intrinseci e costitutivi della pratica etnografica come metodo di rilevamento e osservazione, da un lato, e della teoria della significazione come articolazione valoriale del senso vissuto, secondo strutture di controllo metateorico e modelli di generazione, dall'altro? Si tratterebbe, in sostanza, di porre senza riserve il problema della qualità dell'osservazione etnografica, nel senso di un controllo delle condizioni dello sguardo dell'etnografo, inevitabilmente condizionato da categoremi influenti, nel suo leggere le formazioni collettive di senso e di un controllo del suo discorso descrittivo, della sua “scrittura” etnografica, che è trasformazione traduttiva e riformulazione parafrastica dei dati raccolti. Sul versane opposto, con l'etnosemiotica si potrebbe aprire lo spazio in cui pensare, dentro alla semiotica, le pratiche di costituzione della testualità, cioè, per dirlo diversamente, le condizioni necessarie affinché un fenomeno di mondo, una formazione di senso, un'aggregazione collettiva di significazione, possa essere assunta come oggetto d'analisi, che è l'unico modo serio di definire un testo.
Intorno a questa ipotesi, che è ipotesi assai generale e che si vuole aperta, i Quaderni di etnosemiotica che vedono ora la luce intendono invitare gli scienziati sociali e i teorici della significazione a contribuire e dialogare, praticando ricerca e al tempo stesso discutendo apertamente di programmi e strumenti concettuali adeguati. La collana prende l'avvio, con il suo volume numero uno, presentando un vero “primo passo”. Non è un primo passo soltanto perché è la prima uscita del progetto editoriale, ma anche perché presenta un primo passo di una ricerca e, di più, il primo risultato di un gruppo di lavoro in via di costituzione (il Laboratorio di Osservazione Esplorativa). Si tratta di quattro giovani ricercatrici che rendono pubblico, attraverso questa analisi di uno spazio cittadino, il loro percorso di avvicinamento alla pratica di indagine sul campo, la loro progressiva messa a punto dei concetti adeguati all'oggetto del caso e la loro progressiva acquisizione di una capacità di costruzione collettiva dell'obiettivo dell'osservazione. Il progetto ebbe inizio all'interno di uno spazio laboratoriale autogestito legato alla Laurea Magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna e si è sviluppato lungo un percorso di affinamento degli strumenti dell'analisi semiotica e dell'indagine etnografica su spazi urbani. L'interesse principale del lavoro che presentiamo, al di là dei risultati analitici raggiunti e che testimoniano della capacità descrittiva e euristica del metodo etnosemiotico, è dato soprattutto dal lavoro compiuto su una delle questioni centrali della pratica etnosemiotica, vale a dire il problema dell'osservazione, della sua messa a punto, del suo controllo e della questione centrale legata ad una delle ipotesi fondamentali dell'etnosemiotica, vale a dire del fatto che ciò che osserviamo è già da sempre determinato a priori da una messa in forma, quindi da una articolazione, dello sguardo che lo inquadra. Si tratta di una questione molto delicata, poiché sta al cuore del rapporto costitutivo tra osservazione e osservato, tra precostituito e costituito, tra categorie presupposte e categorie generate dal e nel campo fenomenico stesso.
Inteso in senso lato, questo è un problema fondativo di qualunque attestazione metalinguistica, ma la sua versione locale e operativa non è meno interessante; si tratta peraltro del problema che era già stato messo a fuoco esplicitamente dall'esperienza etnometodologica, per quanto in un ambito più controllato e limitato alle categorie sociologiche. Il gruppo di ricerca di cui presentiamo dunque il primo lavoro si è confrontato con questo problema, nel tentativo di fare esperienza esplicita e condivisa di una pratica di costruzione dello sguardo, con i suoi valori le sue categorie, di fronte ad uno spazio urbano moltiplicatore di prospettive e di materiali già a loro volta selezionati dalle pratiche di uso e dai vissuti quotidiani. Ne risulta un caso interessante di smembramento e ricomposizione tendenzialmente continua di “oggetti d'analisi”, oggetti d'analisi da intendersi come componenti di un mondo, per così dire, che è oggetto instabile ma certo, dinamico e pur tuttavia ancorato, che richiede di esser costantemente richiamato al presente (alla presenza) di un trattamento a vocazione scientifica, preso com'è nella catena delle sue trasformazioni e delle sua rinascite. Il gruppo di lavoro ha discusso a lungo collettivamente le ipotesi di indagine, le modalità dell'osservazione etnosemiotica e le categorie più utili per l'approccio all'oggetto individuato e in seguito, attraverso la decisione di separare individualmente gli approfondimenti e le esposizioni, ha provato nella pratica stessa dell'analisi quel tratto di apertura e molteplicità di qualunque forma significante, il suo rivelarsi coerente soltanto in seguito alle pratiche di testualizzazione che sono costitutive della sua oggettività e l'indispensabile disponibilità a riconfigurare ogni componente sulla base di articolazioni e connessioni ogni volta da giustificare. I valori che rendono sensata una qualunque porzione di mondo, una strada, una comunità, una connessione, una vetrina, sono sempre lì, a disposizione, ma non sono nulla finché non vengono presi in carico da un discorso, un insieme di discorsi che li riprendono e li rendono effettivi, e soltanto in questo modo ne danno testimonianza.
A tutti i numerosi futuri lettori, il direttore di Quaderni di etnosemiotica augura di cuore buona lettura!

Francesco Marsciani


(1) Per il primo: Greimas, A.J. e Courtés, J., Sémiotique. Dictionnaire raisonné de la théorie du langage, Parigi Hachette 1979 (tr. it. a cura di Fabbri, P., Semiotica. Dizionario ragionato della teoria del linguaggio, Milano, Bruno Mondadori 2007); per il secondo: Greimas, A.J., Sémiotique et sciences sociales, Parigi, ed. du Seuil 1976 (tr. it a cura di Corno, D., Semiotica e scienze sociali, Torino, Centro Scientifico Torinese 1991).

(2) Del Ninno, M. (a cura di), Etnosemiotica, Roma, Meltemi 2007; Marsciani, F., Tracciati di etnosemiotica, Milano, Franco Angeli 2007; Lancioni, T. e Marsciani, F., “La pratica come testo. Per una etnosemiotica del mondo quotidiano”, in Narrazione ed esperienza. Intorno a una semiotica della vita quotidiana (a cura di G. Marrone, N. Dusi e G. Lo Feudo), Roma, Meltemi 2007. 

Quaderni di Etnosemiotica è una collana scientifica. Affida la valutazione della qualità dei lavori pubblicati alla discussione pubblica e alle recensioni. Non si affida ad altre forme di giudizio preliminare (in particolare anonime), che non siano le decisioni editoriali sotto la responsabilità esplicita del direttore.